“Il vero motivo della sparizione”. Tatiana, fuori tutta la verità a Chi l’ha visto

Per quasi due settimane il nome di Tatiana Tramacere ha attraversato l’Italia come un’eco inquieta, rimbalzando tra gruppi social, notiziari e chat di quartiere. Una scomparsa improvvisa, quella della 27enne di Nardò, che aveva fatto temere il peggio ai familiari e alle forze dell’ordine: l’ultima sua traccia risaliva al 24 novembre, poi il silenzio, quell’assenza divenuta ogni giorno più angosciante. In una stagione in cui episodi simili finiscono spesso per lasciare strascichi tragici, la sua vicenda aveva assunto immediatamente i contorni di una storia senza risposte, capace di agitare un’intera comunità.

La svolta è arrivata il 4 dicembre, quando Tatiana è stata ritrovata viva, nascosta in un’inaspettata tana improvvisata: un armadio nella mansarda dell’amico Dragos Gheormescu. Una soluzione che sembrava uscita da un romanzo, e che invece raccontava la fragilità di una giovane donna travolta da paure che lei stessa stenta ancora oggi a nominare. Da allora, attorno al suo silenzio si erano stratificate ipotesi, accuse, interrogativi. Perché scappare? Da cosa? E soprattutto, perché lasciare che la famiglia sprofondasse per giorni nell’incertezza più crudele?

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Tatiana Tramacere rompe il silenzio a Chi l’ha visto?

A riportare ordine nella confusione è stata la stessa Tatiana, nella sua intervista a Chi l’ha visto?, andata in onda il 10 dicembre, quando ha spiegato con voce ferma, ma visibilmente emozionata, l’origine del suo gesto: “Non l’ho fatto per avere visibilità sui social, la gente può pensare quello che vuole. L’ho fatto per questioni personali, fisiche, da due anni affronto un qualcosa e ogni volta che si avvicina un controllo io scappo. Evito di affrontare la cosa, per evitare di sapere come procede quello che ho”. Un’ammissione cruda, che rilegge quei dieci giorni non come una fuga dalla vita, ma come una fuga da se stessa, dalle paure che l’avevano schiacciata fino a oscurare la lucidità.

La giovane ha ricostruito tutte le ore trascorse in quell’appartamento, protetta solo dalla presenza amica di Dragos, l’unico a sapere dove si trovasse e l’unico che, stando alle sue parole, non l’ha mai giudicata: “Spero di uscire da questo casino. Lui non ha fatto nulla di male, non mi ha trattenuta, anzi, mi ha ospitata, accolta, mi ha dato una mano. Vorrei chiedere scusa a tutti, ai cittadini di Nardò, alle forze dell’ordine, ai giornalisti”. Un chiarimento necessario, che ha sgomberato il campo da sospetti e ricostruzioni morbose.

Il racconto di Tatiana, però, è sceso ancora più nell’intimo: “Può sembrare immaturo, ma l’ho fatto per qualcosa che c’è dentro di me. Non è stata una bravata. Io in quei giorni non ho visto niente, l’unica volta è stato quando Dragos è stato intervistato e ha detto che stava succedendo un casino”. Parole che restituiscono il ritratto di una giovane donna barricata nelle proprie ansie fino al parossismo, chiusa letteralmente in un armadio per sfuggire a un mondo che per lei, in quel momento, era troppo grande da affrontare.

“Quando ho paura mi nascondo, per questo mi sono messa nell’armadio. Ho sentito le urla, mi sono spaventata, mi è venuto il panico. Anche quello che affronto… non ne parlo con nessuno, mi tengo tutto dentro. Dragos non mi ha fatto sentire giudicata”, ha confidato ancora, aggiungendo che niente di ciò che accaduto era stato pianificato: “Non avevo previsto nulla, è successo tutto così, quella sera dovevo vedermi con lui e tornare a casa. Ognuno affronta battaglie, non bisogna giudicare senza sapere”.

In studio e davanti ai telespettatori, la svolta emotiva è arrivata con la lettera letta dalla stessa Tatiana, in cui ha consegnato al pubblico la sua vulnerabilità più profonda. “Mi sono lasciata travolgere da emozioni troppo forti, vorrei ringraziare chi si è mobilitato, l’Arma dei Carabinieri, i cittadini e i giornalisti che hanno tentato di raccontare la situazione con rispetto. Avevo un bisogno disperato di silenzio, capisco che la mia scelta possa sembrare incomprensibile”. E ancora, in un passaggio particolarmente toccante: “La mia scomparsa non è stata una bravata, ma è nata da una battaglia interiore, una guerra silenziosa con qualcosa che mi supera, che a tratti mi spezza, che non ho imparato a nominare senza tremare. Oggi ho trovato il coraggio di tornare ed è per questo che parlo, non per giustificare ma per spiegare cosa è accaduto nella mia testa e nel mio cuore”.

“Non è stata una bravata, né un gesto per attirare l’attenzione”, Tatiana rompe il silenzio. “Non ho agito con lucidità, mi sono lasciata travolgere da emozioni troppo forti e dalla fragilità che non ero più in grado di gestire”.#chilhavistohttps://t.co/gGD1ra9GoT pic.twitter.com/DT4iV4N5yB

— Chi l’ha visto? (@chilhavistorai3) December 10, 2025

La conclusione, forse la parte più sincera e disarmante, non è una richiesta di perdono, ma di comprensione: “Vorrei essere compresa, non assolta. Questa è la mia storia, con tutte le sue fragilità, posso solo imparare da ciò che è successo e chiedere aiuto quando mi servirà. Spero che chi ascolta possa vedere l’essere umano dietro all’errore”.

Mentre Tatiana si apriva davanti alle telecamere, è stato lo stesso Dragos Gheormescu a rilasciare la sua versione, sempre a Rai 3. Ha usato una metafora che in poche parole ha riassunto tutta la vicenda: “Quello che posso dire io è che eravamo saliti su un treno e questo treno viaggiava alla sua velocità. Avevamo due opzioni, aprire le porte e saltare o arrivare a destinazione. In entrambi i casi c’erano pro e contro, se salti ti fai male. Che è successo? Il treno si è schiantato e si è fermato, ma tutti dentro sono vivi”. Anche lui, emozionato, ha chiesto scusa alla famiglia: “Ognuno ha qualcosa che non va bene nella vita, i suoi problemi. A volte abbiamo solo bisogno di qualcuno che ci capisca, che ci stia affianco e che non ci faccia perdere. Chiedo scusa a tutti, alla famiglia di Tatiana per non averli avvisati”.

Poi l’epilogo del suo pensiero, quasi una dichiarazione d’affetto: “Non so se in questo momento vuole vedermi, non è successo nulla di brutto tra noi e non l’ho mai costretta a rimanere qui, eravamo di comune accordo. Non ho fatto nulla di sbagliato, quando vuoi bene a qualcuno sei disposto a fare qualsiasi cosa”.

Le indagini, nel frattempo, stanno scivolando verso la chiusura: nessun reato, nessuna costrizione, nessun sequestro. A incastrare definitivamente i tasselli sono state anche le immagini delle telecamere di videosorveglianza, diffuse dai Carabinieri, che mostrano i due ragazzi camminare fianco a fianco nei pressi della casa in cui Tatiana si sarebbe nascosta per dieci giorni.

Se la giustizia non ha rilievi da fare, diverso è il giudizio del web. Dopo il ritrovamento, Tatiana ha dovuto chiudere i suoi profili social, travolta da insulti, accuse di superficialità, richieste di risarcimenti per le ricerche, commenti intrisi di rabbia. È il lato più feroce dei social contemporanei, dove la complessità di una sofferenza interiore viene spazzata via dalla semplificazione brutale del giudizio immediato.

La storia di Tatiana, però, oggi ci dice altro. Ci ricorda che dietro una scomparsa può nascondersi non un mistero noir, ma un dolore silenzioso. E che a volte basta poco per far deragliare il “treno” di cui parlava Dragos. Lei stessa, ora, sembra volersi rialzare proprio da lì: dalla consapevolezza che anche l’errore può essere l’inizio di un ritorno.

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